

È morto John Le Carré. Grande scrittore grande spia. Nessuno ha scritto thriller come lui, nessuno era più griffato di lui, con l’abito di di tweed e l’odore di tabacco cucito addosso. Nessuno era più vero di lui. Eppure così intimo e privato, da alzare una nebbia di ovatta tra la spia e lo scrittore, tra lui è il personaggio che era.

David John Moore Cornwell era un uomo schivo è riservato, 89 anni vissuti pericolosamente, ma sempre dietro le quinte, fu addetto culturale a Bonn.
Quando entri nell’MI5, il servizio segreto di sua maestà britannica, a lui era capitato a Vienna, non ne esci mai più, neanche quando cambi nome e fai lo scrittore di successo. Le avventure le ha lasciate tutte ai suoi personaggi, ma alcune le ha vissute e respirate anche di persona, non sapremo mai quali. Da oggi siamo tutti orfani, della talpa, della tamburina, di un mondo più vero del vero che ti affascinava, che ti parlava di uomini fragili che non sono eroi, ma forse anche canaglie, che diventano speciali, per un senso del dovere che non confessano, neanche a se stessi.
George Smiley ti convinceva ad ogni riga che, James Bond non esiste e che le spie ti camminano accanto perché sono come te. In Russia o in America, in Israele o in Svizzera, ha poca importanza. Da oggi siamo tutti più orfani, di John Le Carré, ma soprattutto di George Smiley.
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