
Domani si torna tra i banchi, forse con una sensazione di gioia mista a sofferenza, tutti siamo stati alunni. Che idea di scuola abbiamo maturato? C’è ansia e anche una certa preoccupazione che si insinua latente nel corpo insegnante.
Oggi è la festa del Tricolore. Quanti studenti ne conoscono, anche solo per sommi capi, la genesi e la storia?
Perché si riducono le ore di filosofia e di storia e i programmi sembrano una macedonia indistinta, dove nell’istruzione primaria, i ragazzi vengono sfiorati solo a tratti dall’evoluzione storiografica, arrivando a stento a toccare l’impero romano?
A Ginosa il dimensionamento scolastico per decreto é ormai un dato di fatto acclarato. Il dado è tratto e ci troviamo con un Istituto Comprensivo, San Giovanni Bosco-Deledda-Caló, che appare una realtà magmatica, con sette plessi e circa 1200 alunni, A fronte di un corpo insegnante che si aggira attorno ai 150 e 200 docenti.
Ok il parere del territorio a livello regionale non è vincolante, ma pare che il provvedimento sia passato senza colpo ferire sulle nostre teste. Se così è, perché nessuno ha sollevato debitamente il problema nelle sedi competenti? Siamo sicuri che non si potesse fare assolutamente niente di diverso?
Perché a Laterza, a soli 7 km da noi, pare si sia proceduto in maniera differente?
Avevano più santi in paradiso?
A che punto è la gara per l’assegnazione della refezione scolastica a Ginosa?
Quali e quanti fondi sono stati attribuiti in alla voce istruzione?
Perché, con una scelta del tutto opinabile a livello nazionale, la maggior parte delle spese sono state indirizzate alla digitalizzazione, come lamenta la gran parte del corpo insegnante, ma poi non si può quasi comprare una matita o una risma di carta?
Perché i dirigenti scolastici, spesso costretti a gimcane estenuanti per coprire le esigenze di diversi istituti, appaiono per lo più ridotti, loro malgrado, a manager, affaccendati al computer, nella spasmodica ricerca di risorse finanziarie in cui spesso, per un meccanismo a a tratti farraginoso, gli alunni sembrano, a torto o a ragione, non fruitori attivi di progettualità e crescita didattica, ma semplici comparse?
Certo la scuola è cambiata, si é evoluta, é un processo che dura da anni. Al centro come in periferia, ma c’è ancora l’amore alla materia e il piacere di trasmetterla e di studiarla?
A che serve concretamente, l’istituzione di un liceo del made in Italy?
Quali sono i parametri di valutazione del cosiddetto merito?
Gli insegnanti fanno quello che possono, con le competenze, gli stimoli e gli strumenti che hanno. Molti danno il massimo e raccolgono frutti, lasciando il segno, per altri, nonostante la buona volontà, come in tutti i campi, il massimo è veramente minimo.
Su tutto aleggia l’inverno demografico. Ma a Ginosa, come a Roma e ad Aosta, negli occhi dei bambini e dei ragazzi brilla ancora la speranza e la voglia di conoscere. La ritroviamo ogni volta che apriamo, una finestra sul mondo, allunghiamo lo sguardo, leggiamo magari l’incipit di un romanzo d’avventura come Moby Dick, Pinocchio o Peter Pan, che diventa un grande viaggio, fuori e dentro se stessi Forse è lì che dobbiamo puntare, richiamare un sogno da realizzare.
Chiediamo troppo, se speriamo in manager visionari?
Il bambino, come diceva Maria Montessori é una “persona” dotata di competenze da sviluppare in modo autonomo, che scopre sé stesso e il mondo nel proprio ambiente educativo – un ambiente preparato – attraverso l’azione, accompagnato da un adulto attento, delicato, umile, paziente, responsabile, serio, attivo e curioso.
Michele Pacciano
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