
Franco Sebastio, ex procuratore di Taranto e magistrato simbolo della lotta all’inquinamento industriale, che avviò l’inchiesta sull’Ilva gestita dai Riva chiamata ‘Ambiente Svenduto’, è morto all’età di 80 anni. Nel 2017 fu candidato sindaco sostenuto da tre liste civiche, “Lista Mutamento”, “Movimento riprendiamoci il futuro” e “Taranto in Comune”, e fu poi nominato dal sindaco eletto Rinaldo Melucci, assessore alla Cultura e alla Legalità, seppur un anno dopo, nel 2018, la delega gli fu revocata dallo stesso primo cittadino.
Sebastio, come specifica l’agenzia ANSA, da domenica sera era ricoverato all’ospedale ‘Moscati’, dove si è spento poche ore fa. Oltre alle numerose indagini sull’inquinamento, portò avanti una delle prime inchieste per mobbing in relazione al trasferimento di lavoratori dello stabilimento siderurgico “indesiderati” nella palazzina Laf, ma si occupò anche del caso dell’omicidio di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana uccisa e buttata in un pozzo ad agosto del 2010. Sebastio iniziò la sua carriera da cancelliere, a 20 anni, poi vinse il concorso in magistratura. Nel 1982 da pretore di Taranto “firmò” la prima sentenza per inquinamento (“Getto pericoloso di cose”) contro i responsabili dello stabilimento siderurgico. Fu procuratore aggiunto e poi procuratore dal 2008, a 65 anni, fino alla pensione.
Quando scoppiò l’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’, uno dei temi che tenne ad evidenziare fu il sistema di influenza costruito dai proprietari dell’Ilva, la famiglia Riva, persino con la stampa, aspetto, quest’ultimo, che lo contrariò parecchio visto il ruolo di controllo della democrazia in un certo senso svolto proprio dagli organi di informazione in cui egli stesso credeva molto.
Quando si candidò sindaco, nel 2017, insinuando in taluni perplessità per via della sua carriera in magistratura, Sebastio rispose: «I magistrati possono fare politica ma a patto che rinuncino a svolgere la precedente professione. Non è, il mio, un riferimento specifico a qualcuno, ma semplicemente una constatazione», precisando comunque di essere già in pensione. Quanto alla questione Ilva, Sebastio già allora ricordava che la stessa, come da legge, è pertinenza dello Stato italiano: «A chi sostiene che il Sindaco possa ordinare la chiusura dell’Ilva con un’ordinanza dichiara il falso, poiché tale provvedimento non è più nelle competenze del primo cittadino, essendo l’Ilva un’azienda ritenuta dalle leggi ordinarie dello stato “di interesse strategico nazionale”», aggiungendo poi che «lo Stato italiano, con un coacervo di leggi, ha stabilito una serie di priorità secondo le quali è l’Ente statale ad avere la titolarità in merito alle questioni ambientali afferenti l’Ilva di Taranto, bypassando i poteri delle istituzioni locali».
PIÙ COMMENTATI